giovedì 18 agosto 2016

JACK FRUSCIANTE È USCITO DAL GRUPPO

quando avevo una decina di anni in meno e tutti intorno a me parlavano di questo libro e di quanto "mio dio devi assolutamente leggerlo", ero perlopiù occupata a non fare cose che gli altri fanno.

mi è sempre piaciuto non fare cose che gli altri fanno - specie se giudicate imperdibili momenti generazionali - tipo non vedere lost quando "mio dio devi assolutamente vederlo", non ascoltare i pearl jam quando "mio dio devi assolutamente ascoltarli", eccetera eccetera.

mi è sempre piaciuto perdere queste onde collettive di entusiasmo, tuffarmici prima di tutti oppure molto molto dopo.

potete facilmente capire quanto questa malattia abbia inciso sui miei sedici anni, annullando il desiderio di leggere brizzi per dire che "sì, ma bastogne è meglio".

comunque.
con qualche lustro di ritardo, è arrivato anche il mio momento.

e quello che più mi ha stupito di questo libro, che gira in cerchio e si chiude solo quando lo ricominci, è la chiave di lettura stranamente universale che fornisce per i suoi lettori tipici.

cosa si aspettano, come si vedono allo specchio, cosa vorrebbero avere.
come interpreteranno i segni.
quali scelte faranno.
quanto proveranno a sentirsi compresi e speciali.

come si lasceranno sfuggire le occasioni vere di essere alex&aidi, in favore di quelle pianificate nel cervello o suggerite da un caso più favorevole.

fortuna che poi generalmente si cresce.
bella prova, enrico.





sabato 19 dicembre 2015

MIELE

«Nel taxi parlammo del più e del meno. Della neve, del freddo, dei suoi orari di lavoro, di Tokio. Mentre parlavamo, io mi chiedevo come comportarmi con lei di lì a poco. Capivo che se avessi spinto anche solo un poco, avrei potuto fare l'amore con lei. Questo mi era chiaro. Quello che non sapevo era se lei lo desiderasse. Che l'avrebbe accettato lo capivo dallo sguardo, dal respiro, dal modo di parlare e dai gesti. Quanto a me, naturalmente ne avevo voglia. Ero sicuro che se avessimo fatto l'amore non sarebbero sorte questioni spiacevoli, dopo. Sarei stato una di quelle persone che vengono, si fermano un po' e poi vanno via, come aveva detto lei. Però non riuscivo a decidermi. Non riuscivo a scacciare dalla testa il pensiero che fare l'amore con lei in questo modo non sarebbe stato onesto nei suoi confronti. Aveva dieci anni meno di me, era psicologicamente un po' insicura e per di più era abbastanza brilla da non riuscire a camminare diritta. Era come giocare a poker con le carte truccate. 
Non mi sembrava onesto.
Ma l'onestà ha qualcosa a che fare col sesso?» 

Dance dance dance -  Murakami Haruki
 
 

domenica 3 agosto 2014

CONCETTI

«Il concetto che stavo cercando di chiarire, se almeno fosse stato un pelo sveglio, era che certi maschi vedono un culo addosso a una ragazza e fanno: però, che culo... ma quelli sono miseri dilettanti. Il concetto è che vedono solamente il culo. Un professionista, invece, controlla sempre le cosce (e i fianchi) e in che rapporto sono con il culo. Con questo metodo può valutare il totale della passerotta. Qualsiasi cogliona ci può avere un bel culo e due chiappe, ma come si completano col resto?
Be', in questo caso bene, vacca troia. Le cosce sono sode e fatte bene, abbastanza stagne da dare un'idea di potenza e valorizzare il culo con suo vantaggio massimo. Ogni trofeo ha bisogno di un bel piedistallo. È il gusto della vita.»
Colla -  Irvine Welsh

Terry Lawson una spanna sopra tutti. Garantito al limone.

venerdì 1 agosto 2014

LEI

“Il passato è solo una storia che raccontiamo a noi stessi„
Her

Ogni vita prende forma grazie alle persone che ci passeggiano dentro.
Raccontare queste passeggiate a chi arriva dopo - a far due passi, a farne cento - è un compito difficile, affidato a una macchina complessa e incasinata: questa macchina si chiama memoria e racconta a noi stessi, prima che agli altri, le storie che crediamo di aver vissuto.
Ci conosciamo attraverso quello che siamo e quello che eravamo, ma spesso ciò che eravamo passa attraverso ciò che siamo: la memoria vede le cose di ieri con gli occhi di oggi e spesso è nemica di una storiografia oggettiva, di una realtà che esiste solo per le pagine di diario, e forse neanche per quelle.
Nessuno saprà tutto di me, nemmeno io stessa.
Ma si sa, è questa la magia: un segreto che prende forma davanti ai nostri occhi e ci sforziamo di non vedere.
Sì, il prezzo silenzioso che paghiamo per poterci sorprendere ancora è un backup alterato del nostro passato.
Alterato dal filtro di quel che crediamo di aver capito, di quel che crediamo ci sia successo, di quel che sappiamo di esserci raccontati.

Credo sia un bene: tutti hanno bisogno di nascondere qualcosa agli altri e, prima che a loro, a se stessi.

domenica 13 aprile 2014

PAESAGGI

a volte è difficile sentirsi speciali.

voglio dire, ci immergiamo nella nostra piccola realtà e confrontiamo i successi, i fallimenti, i cammini personali con occhi miopi, che riescono ad esplorare solo un intorno con epsilon piccolo a piacere.
siano benvenuti nella nostra vita coloro che hanno la capacità di allargare quella visuale costretta.
di farci comprendere che gli scarabocchi disegnati giorno per giorno, se osservati da un occhio attento e sereno, hanno dentro l'anima di un'opera d'arte.
quando ci sentiamo banali, affaticati, scoraggiati, demoralizzati, impariamo a fare un passo indietro, ad allontanarci dal quadro, a non concentrarci sul dettaglio: ogni macchia di colore ha una funzione precisa e se non stesse lì non saremmo stati noi a dipingere la tela.

questo insomma, per dire che non dobbiamo mai smettere di sentirci speciali: per qualcuno lo siamo, e tanto basta.

lunedì 25 novembre 2013

A LITANY FOR SURVIVAL

For those of us who live at the shoreline
standing upon the constant edges of decision
crucial and alone
for those of us who cannot indulge
the passing dreams of choice
who love in doorways coming and going
in the hours between dawns
looking inward and outward
at once before and after
seeking a now that can breed
futures
like bread in our children's mouths
so their dreams will not reflect
the death of ours:

For those of us
who were imprinted with fear
like a faint line in the center of our foreheads
learning to be afraid with our mother's milk
for by this weapon
this illusion of some safety to be found
the heavy-footed hoped to silence us
For all of us
this instant and this triumph
We were never meant to survive.

And when the sun rises we are afraid
it might not remain
when the sun sets we are afraid
it might not rise in the morning
when our stomachs are full we are afraid
of indigestion
when our stomachs are empty we are afraid
we may never eat again
when we are loved we are afraid
love will vanish
when we are alone we are afraid
love will never return
and when we speak we are afraid
our words will not be heard
nor welcomed
but when we are silent
we are still afraid

So it is better to speak
remembering
we were never meant to survive


Audre Lorde 

venerdì 1 febbraio 2013

SAGGEZZE

«Sei incredibile Vash! Riesci ad essere serio anche quando sogni. Se la tua mente non si libererà da questi pensieri tristi finirai con l'invecchiare prima del tempo. Io invece sono tanto felice perché il biglietto che ho ricevuto quando sono nata è ancora bianco. E ogni volta che mi fermo e chiedo al mio cuore dove vuole andare, sento che tutte le destinazioni mi sono aperte.»

Bisogna essere onesti con se stessi.

martedì 5 giugno 2012

I WISH I WAS

abbassare le difese vuol dire che se poi un proiettile ti entra nella gamba non ti puoi lamentare.



sabato 24 marzo 2012

IT'S FIVE O' CLOCK - REPRISE

non uscivo a quest'ora il sabato pomeriggio da tipo una vita e mezza.
le giornate si allungano, ma il sole è ancora basso e colora il cielo di un rosa malinconico.
io non penso e tutto procede bene.
mi lascio tingere di rosa malinconico, però.


giovedì 23 febbraio 2012

CAN YOU HEAR THAT SOUND?

una di quelle sere che passerei volentieri a fare cose che ormai non faccio più.
si stava meglio quando si stava peggio, dicono. è vero?